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Pio VIII

Cenni biografici

Francesco Saverio Castiglioni nacque a Cingoli, antica città del Piceno, il 20 novembre 1761 dai nobili coniugi Conte Carlo di Giulio Cesare e Contessa Sanzia Ghislieri di Jesi. Il 21 novembre 1761 ricevette il  battesimo nella Cattedrale di Cingoli, da suo zio l’Arcidiacono Francesco Castiglioni: i suoi nomi furono Francesco Saverio, Maria, Felice (1).

Francesco Saverio trascorse gli anni dell’infanzia a Cingoli nella casa paterna in un ambiente cittadino moderato e democratico in cui le differenti categorie sociali convivevano tranquillamente sotto il governo pontificio, come anche il resto del territorio delle odierne Marche.

Oltre ai genitori, la sua famiglia era composta dai due fratelli maggiori, Bernardo che divenne sacerdote, e Caterina, dai nonni Giulio Cesare e Antonia e più tardi dagli altri quattro fratelli minori, Adelaide, Alessandro, Antonia e Filippo Giulio.

In casa Castiglioni vissero anche Francesco e Giuseppe, zii sacerdoti di Francesco Saverio, il primo dei quali lo battezzò.

L’11 settembre 1768, a soli sei anni di età, Francesco Saverio ricevette il sacramento della cresima dal Vescovo di Cingoli ed Osimo Monsignor Pompeo Compagnoni nella Cattedrale di Cingoli. In quello stesso giorno si celebrava la morte di S. Sperandia protettrice della città assieme a S. Esuperanzio.

In quel periodo era in atto una diatriba tra le diocesi di Cingoli ed Osimo a causa di un volume scritto dallo storico cingolano Francesco Maria Raffelli sulla storia ed il culto di S. Esuperanzio; gli studiosi osimani misero in discussione l’autenticità delle reliquie del santo ed anche la sua stessa esistenza (2).

Fra i Pueris Civitatis Cinguli sono elencati tutti i bambini della diocesi in ordine alfabetico; alla lettera X si trova: “D.Xaverius filius Nob.Caroli Castiglioni” che ha come padrino “Nob.Iohnas-Sen Dominicus Castiglioni” (3).

I sacramenti del battesimo e della cresima rappresentarono il principio del percorso di vita cristiana di Francesco Saverio; a questi, come vedremo, seguirono quelli del sacerdozio, dell’episcopato, del cardinalato e del sommo pontificato.

Mentre le due sorelle Adelaide ed Antonia prendevano i voti al monastero di S. Caterina in Cingoli, lui invece si avviò alla carriera ecclesiastica appena adolescente. Nell’ottobre del 1773 giunse nel Collegio Campana di Osimo dove studiò Retorica insieme a Pio Puccetti, figlio della omonima nobile famiglia cingolana e ad Annibale Della Genga, figlio dei marchesi Della Genga, che diverrà papa col nome di Leone XII (4).

Al Collegio Campana venivano ammessi soltanto figli di famiglie nobili. Qui  convivevano seminaristi e collegiali e qui Francesco Saverio ricevette il 27 dicembre 1774 la clericale tonsura da Ciriaco Vecchioni, Vescovo di Loreto e Recanati, con la quale il ragazzo entrò a far parte del clero; ricevette anche i  primi due ordini minori. L’anno successivo ricevette gli ultimi due ordini minori a Jesi dal Vescovo Mons. Ubaldo Baldassini.

Dall’ottobre del 1776 Francesco Saverio si trasferì al Pontificio Collegio Montalto di Bologna al quale si accedeva attraverso un esame di ammissione; questo collegio era stato fondato da Sisto V (5) papa originario delle vicinanze di Montalto. Qui il giovane Castiglioni intraprese gli studi di filosofia legge e teologia:

Studiosissimo, non tralasciava di ornare la mente ed il cuore delle più belle virtù. Era il modello della gioventù studiosa. Per il suo tratto nobile, per la bontà del cuore, per l’ingegno non comune erasi attirata la benevolenza, l’ammirazione  non solo dei professori ma eziandio dei più insigni personaggi (6).

In quegli anni Francesco Saverio fu seguito da due padri gesuiti e da un pro-rettore che lo aiutarono nella maturazione della sua anima: Padre Borsetti ne seguì lo spirito in qualità di confessore ordinario e direttore spirituale; Emanuele Mariano de Yturriaga, originario del Messico, fu suo maestro di scienze teologiche; il pro-rettore Giovanni Verrati fu confidente e consigliere del ragazzo.

Sotto l’influenza spirituale di questi personaggi il Castiglioni prese la decisione definitiva di consacrarsi a Dio e alla Chiesa e di divenire sacerdote. Nell’aprile 1783 ricevette l’ordine maggiore sacro del suddiaconato dal Cardinale Andrea Giovannetti, arcivescovo di Bologna. Qualche mese più tardi ricevette l’ordine del diaconato dallo stesso Cardinale Giovannetti.

Nel luglio 1784 Francesco Saverio conseguì la laurea in utroque iure nel Collegio Pontificio di Montalto, subito dopo si trasferì a Roma per approfondire gli studi teologici e giuridici e divenne membro dell’Accademia Teologica della Sapienza.

A Roma suo zio Antonio Maria, uditore di Rota, uditore di Mons. Bonaccorsi e Chierico di Camera di Alessandro Albani, lo avviò alle conoscenze nell’ambiente giuridico affinché approfondisse la sua cultura e la sua esperienza; così seguì uno dei più celebrati giuristi del tempo, Mons. Giovanni Devoti, docente di diritto Canonico alla Sapienza di Roma.

Il Devoti nel 1785 pubblicò un’opera dal titolo Istitutionum canonicarum libri quatuor imponendosi all’attenzione dei migliori canonisti del tempo: Francesco Saverio fu prima suo discepolo e successivamente suo assistente (7)

Il 17 dicembre dello stesso anno, fu consacrato sacerdote dal Cardinale Giuseppe Doria Panfili presso Roma nella cappella privata del cardinale. Qualche anno più tardi nel 1788 Mons. Devoti, professore della Sapienza, venne nominato Vescovo di Anagni. Il nuovo vescovo volle come suo Vicario Generale proprio Francesco Saverio. Fu anche quello il periodo nel quale il Castiglioni si ammalò di herpes zoster.

Nel 1790 si spostò a Fano rispondendo alla volontà del Vescovo Mons. Severoli, in qualità di Vicario Generale; qui ebbe la cattedra di Diritto Canonico in Seminario. Nel frattempo, esattamente nel 1795, a Cingoli morì il preposto del Capitolo della cattedrale Mario Leoncini: suo successore fu Francesco Saverio.

In quel periodo il Castiglioni intrattenne una fitta corrispondenza epistolare con Mons. Filippo Raffaelli, anch’egli cingolano, nonché Referendario della Romana Segnatura, protonotario Apostolico, laureato in utroque iure, residente in Roma.

In una lettera, datata 18 dicembre 1796, il nuovo preposto cingolano narra all’amico Raffaelli gli accadimenti politici di quegli anni nelle Marche, in relazione  all’occupazione delle truppe napoleoniche.

Si fa riferimento in particolare a Mons. Arezzo, Governatore di Macerata e al suo luogotenente Pacipeppi, scomodo personaggio che all’arrivo delle truppe francesi abbandonò tutto e tutti e fuggì:

Amico Carissimo e Padrone Stimatissimo con sommo piacere intesi, l’esito felicissimo del vostro viaggio, e bramo, che sia sempre prospero il vostro stato, e molto più nelle prossime SS. Feste che con ogni cordialità vi auguro felicissime rimettendo il di più al S. Altare. Avrò il piacere, che mi diate qualche  notizia sul colloquio avuto col nostro Cardinale sull’Opera Pia delle Orfanelle. Servirà questo di  lume, se Dio lo voglia ora,o differita. Delle nuove nostre siamo ancora nell’umiliazione; resta la residenza a Macerata, il Processo non è terminato; è svanita l’Epidemia fino a permettersi i mercati, il Commissario Merenda ha intavolato per ordine di Arezzo una concordia, il di cui congresso è domani; restano ora aggravati i Magistrati di non aver ubbidito a tempo pel bollettino de’ soldati. Mons. Arezzo avrebbe voluto terminare l’affare con una scusa al Governatore. Si è ricusato e a parer mio assai bene, perché o non v’è colpa oppure è stata più che sufficientemente purgata so ad altro coll’onta del Luogotenente, e che dopo l’udienza da lui avuta, nel Portone fece dare dal Balio al Magistrato l’ordine di non uscire da Macerata. Interessatevi più che potete per l’onore del ceto, che è anche vostro. Non ho termini per significarvi il sentimento di gratitudine per la grande vostra amorevolezza, con cui mi avete riguardato nello scorso autunno, comandatemi, e cogli ossequi di tutti i miei abbracciandovi mi confermo Di voi Monsignore carissimo (8).

La vita di paese, con ritmi meno serrati, consentì al nuovo preposto di avere del tempo libero da dedicare allo studio, favorito anche dalle numerose opere presenti nella biblioteca di famiglia, ricca di volumi dei classici latini, di storia e numismatica ma anche di trattazioni di scienze sacre.

Tuttavia il Castiglioni volle arricchire la biblioteca di volumi di interesse religioso, in particolare scritti di S. Leone Magno, S. Agostino, S. Cipriano, S. Bernardo e commenti al Vecchio e Nuovo Testamento, quasi tutte le opere di S. Alfonso de’ Liguori e quelle di S. Francesco di Sales.

Francesco Saverio inoltre si dedicò allo studio delle memorie storiche della sua città. Scrisse infatti saggi storici su B. Angelo da Cingoli e Padre Nicolò da Cingoli, memorie su Alessandro Ilaroni, commenti sugli Estratti della dissertazione di Francesco Maria Raffaelli (9), su Santa Sperandia (10), la Storia del Monte di Pietà di Cingoli e il Prospetto dei Monti Frumentari del Cantone di Cingoli (11).

Nel gennaio del 1797 il Castiglioni fu nominato dal Cardinale Archetti, Vicario Generale di Ascoli. Qui a causa dell’occupazione di Ancona da parte delle truppe francesi si erano raccolte le truppe pontificie di guarnigione. Poco dopo però le stesse truppe dovettero lasciare la città per paura di un’invasione francese e si rifugiarono nel limitrofo regno di  Napoli. Con loro vi era anche il Cardinale Archetti mentre in città rimase lo stesso Castiglioni fino alla notizia della pace di Tolentino.

A novembre di quell’anno il Vescovo di Osimo e Cingoli, Cardinale Guido Calcagnini invitò Francesco Saverio a tornare a Cingoli in aiuto del Vicario Generale Giacomo Belli che versava in precarie condizioni di salute. Intanto le truppe francesi presero possesso dello Stato pontificio, il Pontefice fu imprigionato e costretto all’esilio; quando anche Cingoli fu assediata dopo una tentata resistenza, Napoleone inviò a trattare la resa il generale Rey. A stipulare le condizioni della resa si trovarono il Governatore di Cingoli Gaspare Sabatini ed il preposto Francesco Saverio Castiglioni: dopo una breve trattativa, i due consegnarono le chiavi della città.

Il 14 luglio 1800 il Castiglioni venne eletto vescovo di Montalto Marche da papa Pio VI (12), mentre il 17 agosto fu consacrato vescovo a Roma nella chiesa dei SS. Domenico e Sisto dal Cardinale Doria Panfili, lo stesso che 16 anni prima lo aveva consacrato sacerdote.

Il 13 gennaio 1804 morì il padre del vescovo Castiglioni, il conte Carlo e venne sepolto nella chiesa dei PP. Riformati di S. Giacomo di Cingoli.

Napoleone Bonaparte nel frattempo aveva occupato il territorio marchigiano, nel novembre 1807 il Generale Lemarois giunse nelle Marche e dopo l’arresto di Mons. Agostino Rivarola, Delegato Apostolico, venne nominato Governatore generale. L’Editto di Saint Cloud del 2 aprile 1808 sancì ufficialmente l’annessione delle Marche al Regno d’Italia; con tale atto Napoleone divise le province delle Marche in tre dipartimenti, quello del Tronto, quello del Musone e quello del Metauro (13).

Il nuovo regime stabilì una legislazione in materia di rapporti della vita civile e della vita ecclesiastica con: innovazioni da inserirsi nei calendari diocesani, l’introduzione dell’orazione per l’imperatore nelle messe solenni, l’imposizione ai vescovi ed ai parroci dei singoli dipartimenti di recarsi a Milano per prestare il giuramento di fedeltà all’imperatore dei francesi e Re d’Italia e di obbedienza alle leggi del Regno.

Il vescovo Castiglioni rifiutò di prestare tale giuramento sollevando le ire del nuovo governo, così il 14 luglio 1808 le autorità napoleoniche lo arrestarono e lo esiliarono a Pavia. Trascorsi due anni, il governo francese gli chiese ancora di prestare giuramento ma egli si rifiutò di nuovo. Il 1 luglio 1810 il Castiglioni fu trasferito a Mantova fino al 1813, poi a Torino e a Milano.

In quegli anni Napoleone occupò Roma e, trasferito Pio VII (14) a Savona, lo costrinse a firmare un Concordato che venne annullato poco dopo, così l’esilio del Castiglioni si protrasse fino al 6 giugno 1814, data del suo rientro nella sede vescovile di Montalto.

Francesco Saverio Castiglioni non rivide più sua madre, la contessa Sanzia Ghislieri che venne a mancare in quel periodo e fu sepolta nella cattedrale di Cingoli.

L’8 marzo 1816 il vescovo Castiglioni venne eletto da Papa Pio VII vescovo e cardinale con trasferimento dalla sede di Montalto a quella di Cesena, patria del Papa; il titolo cardinalizio fu quello di S. Maria in Traspontina.

Qualche anno dopo, nel 1821, morì il cardinale Di Pietro, Penitenziere maggiore a Roma, suo successore fu il cardinale Castiglioni. A Roma divise la sua attività tra le Congregazioni della Chiesa e la sua diocesi di Frascati mentre il 10 novembre 1821 venne nominato Prefetto della Congregazione dell’Indice (15).

Pio VII morì il 20 agosto 1823 ed a settembre iniziò il conclave per l’elezione del nuovo Pontefice che avvenne il 28 dello stesso mese: ascese al soglio pontificio il Cardinale della Genga, con il nome di Leone XII. Egli era stato compagno di scuola del Castiglioni nel Collegio Seminario Campana di Osimo e suo intimo amico.

Al conclave del 1823 il collegio cardinalizio era diviso in due fazioni: una di esse desiderava una chiesa fortemente accentratrice che si opponesse alle riforme nate con la  Rivoluzione francese, l’altra favoriva un approccio moderato per risolvere i problemi nati con le nuove ideologie. A questa corrente appartenevano il Castiglioni e Ercole Consalvi, segretario di Stato di Pio VII; il pontefice aveva designato come suo successore il Penitenziere cingolano (16) ma alla fine prevalsero le ragioni politiche della prima fazione e venne eletto il Cardinale della Genga.

Dopo sei anni di pontificato, il 10 febbraio 1829 morì Leone XII ed il 23 dello stesso mese iniziò il conclave nel palazzo del Quirinale con cinquanta cardinali presenti: il 31 marzo 1829 Francesco Saverio Castiglioni fu eletto Sommo Pontefice e assunse il nome di Pio VIII, ottenendo quarantasette voti su cinquanta.

Il 5 aprile 1829 fu il giorno dell’ascesa ufficiale al soglio pontificio del Castiglioni nella basilica di S. Pietro, alla presenza dei cardinali, del corpo diplomatico recatosi presso la S. Sede, della corte papale, delle rappresentanze capitolari di Cingoli, Montalto, Ascoli Piceno, Fano, Anagni, Cesena, Frascati, e della folla che gremiva la basilica.

Il 15 maggio 1829 il nuovo pontefice elesse prelato domestico il preposto della cattedrale di Cingoli D. Paolo Onori; nominò inoltre Segretario di Stato il cardinale Giuseppe Andrea Albani, capo del partito consalviano gradito agli Asburgo.

Pio VIII scrisse l’enciclica “Traditi humilitati nostrae” alla chiesa universale il 24 maggio 1829, sui cui contenuti ci soffermeremo più avanti (17). Trasferitosi a Roma, il Pontefice non dimenticò affatto le sue diocesi e neanche la sua città natale, Cingoli e tenne anche in considerazione i poveri di Roma e la popolazione dello Stato Pontificio, dimostrandosi molto generoso fin dai primi giorni del suo pontificato.

Alla Basilica di S. Pietro offrì 150 scudi in oro, dispensò 4000 scudi e 1000 vestiti ai poveri di Roma, costituì un fondo cospicuo per le parrocchie povere dello Stato Pontificio, creò un fondo di rendite di 1800 scudi per studenti poveri. Il 25 maggio dello stesso anno il nuovo Pontefice concesse ai successori del preposto Onori il privilegio degli abiti prelatizi.

Il 18 giugno promulgò l’anno giubilare; quindi incontrò in udienza privata il Priore di S. Esuperanzio, Mons. Antonangelo Raffaelli e gli consegnò un suo anello in oro con un vistoso rubino circondato da una corona di venti brillanti da infilare nel dito del braccio d’argento del Santo e la croce pettorale d’oro con catena d’oro, da porre sul busto in rame dorato di S. Esuperanzio. Il 7 maggio 1830 Pio VIII donò alla città di Cingoli la Rosa d’Oro: rami di rose realizzati in metallo prezioso.

Nel contempo, però, le condizioni di salute del Papa peggiorarono costantemente. Oltre ai dolori causati dall’ herpes zoster, nella primavera del 1830 ebbe anche attacchi di gotta che gli impedirono di celebrare le funzioni della settimana Santa e il solenne pontificale di Pasqua. Durante l’estate Pio VIII accusò maggiori dolori che si acuirono in autunno tanto da porlo definitivamente a letto; nonostante le cure del suo medico di fiducia Morichini, il male prese il sopravvento.

Il 30 novembre 1830, dopo un giorno di agonia, il Papa morì nella sua residenza di Roma: nel pomeriggio la salma venne accompagnata in corteo dal palazzo del Quirinale in S. Pietro ed esposta alla venerazione pubblica, poi tumulata in S. Pietro, nella nicchia vicino alla cappella dei coristi. Francesco Saverio Castiglioni visse 69 anni e fu Sommo Pontefice per venti mesi (18).

La tesi che un herpes sia stata la causa principale della morte di Pio VIII è la più accreditata tra i suoi biografi ma il ritrovamento dei referti medici nella Segreteria di Stato del suo dottore, Domenico Morichini, fanno sorgere qualche perplessità. Il Morichini:

[…] sospetta, e la certezza gli viene dall’autopsia che il decesso sia dovuto ad un prolasso del cuore, il quale si spiega perfettamente con la debolezza fisica riferita da Pio VIII nell’ultimo mese di vita. La conferma viene nel momento in cui, aperto il torace del defunto, i medici possono verificare una copiosa effusione di linfa corrispondente, per il Morichini e per i suoi colleghi, alle frequenti sincopi, e l’ultima, la più violenta avrebbe portato il Pontefice alla morte (19).

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BIBLIOGRAFIA

1) Nel Liber Baptizatorum dell’Archivio Parrocchiale di Cingoli si legge: “Franciscus Xaverius Maria Felix fil.nobilium dominorum Caroli Castiglioni et Sanxiae coniugum heri natus et de mei lincentia fuit baptizatus a Rev.mo Domino Archidiacono Francisco Castiglioni. Patrini fuerunt nobilis vir Franciscus Ghislieri et nobilis matrona Dna Antonia Uxor Ill.mi Dni Julii Caesairs Castiglioni. Parrochus Muratorellus”

2) La questione sulla santità di S. Esuperanzio si concluse nel 1785 con un decreto favorevole di Pio VI

3) Cfr. Archivio Ecclesiastico Cingolano, Parrocchia della Cattedrale, Registro dei Cresimati 1768

4) Papa Leone XII, nato a Genga il 20 agosto 1760, al secolo Annibale, Francesco, Clemente della Genga, fu Pontefice dal 1823 al 1829. Si distinse per la durezza con cui affrontò la società segreta della Carboneria, proibì le società bibliche di stampo protestante finanziate dalla massoneria, riorganizzò, influenzato dai gesuiti, tutto il sistema scolastico. Morì il 10 febbraio 1829

5) Papa Sisto V, nato a Grottammare il 13 dicembre 1521, al secolo Felice Peretti, fu Papa dal 1585 al 1590. Severo ed autoritario, cercò di eliminare il malcostume, la corruzione e il brigantaggio; fece intraprendere lavori urbanistici per modernizzare la città di Roma. Morì a Roma il 27 agosto 1590

6) Cfr. G. Malazampa, Una Gloria delle Marche. Pio VIII, Cingoli, Premiata Stamperia Cav. F. Lucchetti, 1931, pp. 17-18

7) Si veda M. Pieroni Francini, Francesco Saverio Castiglioni e il giansenismo, in S. Bernardi (a cura di) La Religione e il Trono Pio VIII nell’Europa del suo tempo, Roma, La Fenice Edizioni, 1995, p. 196

8) Cfr. A. Pennacchioni, Il Papa Pio VIII Francesco Saverio Castiglioni, Cingoli, Tipolito Mazzini, 1994, p. 139

9) Letterato, storico cingolano, nato a Cingoli nel 1715, scrisse gli Estratti della dissertazione su S. Sperandia, patrona di Cingoli. Morì nel 1789

10) Patrona di Cingoli insieme a S. Esuperanzio, nata a Gubbio nel 1216, visse a Cingoli, morì nel 1276. Si veda G. Avarucci, Santità femminile nel Duecento, Sperandia patrona di Cingoli, Ancona, Ed. Studia Picena, 2001

11) Si veda O. Fusi Pecci, La vita del Papa Pio VIII, Roma, Casa editrice Herder, 1965, p. 55

12) Papa Pio VI, nato a Cesena, al secolo Giannangelo Braschi, fu eletto Papa nel 1775. Allo scoppio della Rivoluzione francese il pontefice subì la soppressione del rito gallicano (tradizionali liturgie francesi), la confisca di tutti i possedimenti ecclesiastici in Francia e l’onta di vedere il proprio ritratto dato alle fiamme dalla folla nel Palazzo Reale.  Morì a Valenza nel 1799

13) Si veda P. Cartechini, Organi ed uffici dell’amministrazione napoleonica a macerata dal 1808 al 1815, in “Studi Maceratesi” L’età napoleonica nel maceratese, vol. 8, 1974, Macerata, pp. 324-329

14) Papa Pio VII, nato a Cesena nel 1742, al secolo Gregorio Luigi Barnaba Chiaramonti, fu eletto nel 1800. Negoziò con Napoleone il Concordato, stipulato a Parigi il 15 luglio 1801, col quale la Francia riconosceva il cattolicesimo come maggior religione della nazione e ripristinava alcuni diritti civili tolti alla Chiesa nel 1790. Morì a Roma nel 1823

15) L’indice dei libri proibiti fu un elenco di pubblicazioni proibite dalla Chiesa cattolica creato da papa Paolo IV nel 1558; la Congregazione aveva il compito di analizzare i testi per verificarne la moralità. Nel 1758 Benedetto XVI rivide le norme e corresse l’indice

16) Si veda M. Cafiero, L’importanza del nome. Pio VII, Pio VIII e la costruzione di una continuità, in  Bernardi (a cura di) La Religione e il Trono, op. cit., p. 203

17) Si rimanda al Capitolo III del presente lavoro

18) Si veda Fusi Pecci, La vita di Papa Pio VIII, op. cit., p. 248

19) Cfr. Piccinini, L’infermità e la morte di papa Pio VIII nei referti di Domenico Morichini suo medico curante, in Bernardi (a cura di) La Religione e il Trono, op. cit., p. 384

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